Le tecniche recovery-oriented nella residenzialità dell’utente psichiatrico
La percezione degli operatori, e in particolare dei tecnici della riabilitazione psichiatrica (Te.R.P.), che lavorano all’interno di strutture riabilitative è molto varia: una linea di pensiero molto comune tra gli operatori è quella di non svolgere attività riabilitative o addirittura di effettuare interventi che non sono di propria competenza e per cui non si è stati formati.
In uno studio risalente al 2015 effettuato dall’Institute of Psychiatry di Londra, è emerso che gli operatori coinvolti all’interno di una struttura riabilitativa residenziale avessero molte difficoltà a descrivere esempi di pratiche recovery-oriented, arrivando ad identificare maggiormente gli ostacoli alla riabilitazione invece che le risorse e le attività che potessero facilitare una buona riuscita del progetto, in quanto coinvolti molto spesso da questioni di tipo amministrativo e burocratico che portano a distogliere l’attenzione dalla reale valenza riabilitativa degli interventi.
I modelli d’intervento attuabili all’interno di una struttura residenziale di tipo riabilitativo in Italia sono indicati all’interno del documento “Le strutture residenziali psichiatriche.” proposto dal Ministero della Salute (Accordo Conferenza Unificata, 17 ottobre 2013) e prevedono la messa in atto di programmi riabilitativi a bassa, media, alta intensità. La stesura di un progetto terapeutico riabilitativo personalizzato prevede, infatti, interventi che rispondono ai bisogni specifici di ogni singolo utente attraverso attività riabilitative quali, ad esempio: la cura di sé e dell’ambiente di vita, il potenziamento o l’acquisizione di abilità di base, il coinvolgimento degli utenti in mansioni della vita quotidiana; l’attuazione di interventi di risocializzazione attraverso la partecipazione ad attività comunitarie, di gruppo di tipo espressivo, ludico o motorio; la messa in atto di specifici interventi di riabilitazione psicosociale; il coinvolgimento dell’utente in attività psicoterapeutiche strutturate e psicoeducative individuali, di gruppo o familiari; la preparazione e il supporto degli utenti al mondo del lavoro attraverso attività pre-lavorative o l’inserimento in programmi di avviamento al lavoro; altri interventi quali l’osservazione e valutazione clinico-diagnostica, colloqui individuali e familiari, somministrazione di farmaci, riunioni di coordinamento.
Il funzionamento di una struttura psichiatrica di tipo residenziale prevede il coinvolgimento di un’èquipe multiprofessionale formata quindi da varie figure – medico psichiatra, psicologo, infermiere, Te.R.P., educatore professionale, O.S.S. – chiamate a rispondere globalmente ai bisogni dell’utente e del gruppo, occupandosi quindi di tutte le aree di interesse della persona.
Una struttura residenziale psichiatrica si basa su principi riabilitativi che prevedono il supporto dell’utente nell’acquisizione o nel recupero dei ruoli e delle abilità personali e sociali di base, che gli consentano di sostenere l’effetto stress-vulnerabilità relativo alla patologia e di proseguire il proprio progetto anche all’interno degli ambienti di vita personali, riducendo il più possibile il rischio di cronicità. Sono quindi incluse anche attività che potrebbero assumere una valenza apparentemente poco riabilitativa, ma che in realtà mirano a fornire all’utente gli strumenti per raggiungere l’autonomia e l’indipendenza nella vita quotidiana, basti pensare all’attività di supporto nell’igiene personale, nella pulizia dei propri indumenti o dei propri spazi, oltre che a riacquisire abilità relazionali e comunicative che permettono loro di stare nel mondo, di essere cittadini.
Andando ad analizzare il ruolo che un operatore, nel dettaglio un Te.R.P., deve avere all’interno di una struttura riabilitativa di tipo residenziale, non possiamo non prendere in considerazione le competenze descritte all’interno del Core Competence del Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, tra cui l’attuazione di interventi individuali e di gruppo nei vari setting terapeutici, la costruzione di una relazione significativa, la messa in atto di interventi che mirano alla valutazione e al recupero della cura di sé, delle abilità relazionali e occupazionali. La sua figura è quindi di stimolo e supporto e fondamentale è l’utilizzo di alcune tecniche cognitivo comportamentali come il rinforzo positivo, lo scaffolding, il modeling, lo shaping, il prompting, il fading, etc.
Lo scaffolding è una modalità di apprendimento e prevede che la presenza dell’operatore durante l’esecuzione di un’attività funga da “impalcatura” e quindi da sostegno all’utente; il modeling si basa sull’osservazione e sull’imitazione di un “modello”, un esempio interpretato dall’operatore nella messa in atto di uno specifico comportamento; nello shaping o tecnica del modellaggio, il professionista rinforza positivamente l’utente e fornisce un esempio del comportamento desiderato, motivando la persona a riprodurre i comportamenti positivi partendo da obiettivi minimi, fino ad arrivare al comportamento desiderato; il prompting, consiste nel dare un aiuto al soggetto per facilitare l’apprendimento delle abilità attraverso suggerimenti che possono essere graduali, utilizzando quindi la tecnica del fading, fino alla completa acquisizione del comportamento desiderato.
All’interno del progetto riabilitativo personalizzato di un utente si pone l’attenzione in modo multidimensionale a molti aspetti di vita quotidiana, come la gestione del denaro, l’accompagnamento a visite mediche, interventi mirati alla compliance farmacologica, il supporto nella gestione degli ambienti di vita quotidiana e quindi della casa o il supporto nel fare la spesa. Molto spesso si tende a pensare che soltanto attività che prevedono strumenti complessi prevedano uno sfondo tecnico e strutturato.
Nell’effettuare questi interventi, il professionista non deve sostituirsi in modo assistenziale all’utente, bensì mettere in atto le tecniche riabilitative per supportarlo nell’acquisizione di abilità di base e sociali utili al raggiungimento dell’autonomia e al suo reinserimento nella società, proprio attraverso il rinforzo positivo, lo scaffolding, il modeling, lo shaping, il prompting, il fading, etc. Si pensi all’attività di supporto all’igiene personale: sicuramente prevede una fase psicoeducativa, in cui è bene specificare l’importanza della cura del sé per la persona stessa e nella relazione con l’ambiente circostante. La fase informativa non è però sempre sufficiente, in quanto molto spesso anche supportare l’utente nell’azione della pulizia del proprio corpo o nella pulizia dei propri indumenti, contiene in sé una tecnica terapeutica e riabilitativa importante che rafforza, inoltre, la relazione con l’utente e la sua alleanza terapeutica.
Ogni intervento riabilitativo in psichiatria prevede l’utilizzo di elementi quali l’empatia, la disponibilità ascolto e all’incontro con l’altro, la consapevolezza della storia di vita della persona con cui ci si relaziona, le sue fragilità, le sue risorse, le sue caratteristiche. Ogni utente richiede un diverso approccio multidimensionale che a sua volta orienta la scelta dell’intervento messo in atto. Prima di effettuare qualsiasi attività o di scegliere, in un determinato momento di non effettuarne alcuna, è importante tenere in considerare che tipo di relazione intercorre tra un operatore e un utente, in quale fase del processo riabilitativo si interviene, qual è la valenza riabilitativa di uno specifico intervento.
Per una buona riuscita del progetto riabilitativo di un utente, il professionista Te.R.P. deve mettere in atto non solo le sue competenze tecniche, ma anche quelle relazionali, in tutti gli interventi riabilitativi effettuati, anche quelli che potrebbero risultare banali, oltre che alle proprie capacità di mantenere un clima di collaborazione tra le parti coinvolte in tutte le fasi del progetto, coinvolgendo e motivando l’utente, favorendo il suo empowerment, e supportandolo nel raggiungimento dell’autonomia e del reinserimento sociale all’interno del suo contesto di appartenenza.
Riferimenti bibliografici
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- Le Boutillier, C., et al (2015) Competing priorities: staff perspectives on supporting recovery.
- Ministero della salute (2013) – Le strutture residenziali psichiatriche. Accordo Conferenza Unificata 17 ottobre 2013.
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- Salvi V., Boccardo F., Giannini P., Corulli M. (2016) Treatment outcomes of psychiatric rehabilitation: a follow-up study at an italian therapeutic community.
- Vita, A., Dell’Osso, L., Mucci, A., (2019) Manuale di clinica e riabilitazione psichiatrica. Dalle conoscenze teoriche alla pratica dei servizi di salute mentale. Volume 2.