Il modello stress-vulnerabilità: eziopatogenesi dei disturbi psichici

La teoria stress-vulnerabilità è un modello che spiega la patogenesi dei disturbi psichici, secondo cui in alcuni individui la combinazione di vulnerabilità genetica e presenza di fattori stressanti può causare l’insorgenza di disturbi psichici. Sebbene non esista una causa univoca e precisa da attribuire alla comparsa dei sintomi, la multifattorialità, come esplicita questo paradigma, è il punto focale nell’eziopatogenesi della malattia.

Per spiegare quanto detto sopra in modo approfondito, analizzeremo le due componenti che conferiscono il nome a questo modello.

Concetto di STRESS

Il termine “stress” recentemente ha assunto il significato etimologico di pressionesollecitazionesforzotensione, rispetto alle passate definizioni di difficoltà, afflizione, avversità. È spesso utilizzato per indicare una “spinta a reagire” esercitata sull’organismo da differenti stimoli, definiti stressor, che possono provenire dall’interno o dall’esterno.

Per comprendere appieno il valore del concetto di stress, è importante menzionare alcuni eventi della storia della scienza.

Nel 1936, Hans Selye, considerato il fondatore delle ricerche sullo stress, ipotizzò l’esistenza di sintomi e segni tra loro correlati nei meccanismi biologici a capo delle risposte di adattamento di un organismo, a seguito di un agente pericoloso. Successivamente, questo fenomeno venne chiamato Sindrome Generale di Adattamento (SGA) e, nel 1955, si diede una definizione in termini scientifici in quanto “risposta generale aspecifica a fronte di qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente”. Sostiene, quindi, che stimoli differenti possono generare una risposta stereotipata determinata dall’intensità dello stimolo che l’ha provocata e non dalla natura dello stimolo stesso.

Nel 1977, Joseph Zubin e Bonnie Spring, affermarono che per ogni individuo esiste una soglia di tolleranza agli stressor rispetto allo sviluppo di disordini psichiatrici (Immagine 1). Quindi, a persone con una bassa soglia di tolleranza, sono sufficienti eventi stressogeni di bassa entità per l’insorgenza di specifiche malattie psichiche, mentre per individui più resilienti saranno necessari eventi disastrosi di lunga durata. Bassa vulnerabilità allo stress significa avere la capacità di tollerare anche stressor molto intensi.

Concetto di VULNERABILITA’

Il secondo concetto fondamentale è quello della vulnerabilità, riferita a tratti particolari caratteristici di un certo soggetto. Questi tratti delineano la vulnerabilità di un individuo, sia in termini di funzionamento, che di struttura della personalità e di predisposizione all’insorgenza della malattia.

Parlando nello specifico di disturbi mentali, sembra che per molte di esse ci sia un certo grado di predisposizione congenita, in parte ereditaria ed in parte acquisita. Tuttavia, non sono ancora ben chiari i meccanismi genetici sottostanti. La vulnerabilità alle sindromi psichiatriche è incrementata anche da disfunzioni cerebrali preesistenti, come ad esempio traumi da parto, encefalite o epilessia. Altri studi hanno evidenziato la presenza di anomalie nel metabolismo di alcuni neurotrasmettitori per quanto concerne specifiche malattie mentali, come la dopamina nella schizofrenia, oppure ormoni tiroidei, serotonina e noradrenalina nei disturbi dell’umore. Comunque, tale associazione non risulta essere costante e gli squilibri biochimici non sono sufficienti per giustificare lo sviluppo di disturbi psichiatrici.

Non esiste una vulnerabilità unica, specifica, catalogabile, esistono piuttosto diversi gradi di vulnerabilità a disturbi mentali gravi. Ad esempio, la vulnerabilità alla schizofrenia può variare nel tempo, ma la tendenza ad ammalarsi rimane stabile. L’impatto intenso e negativo degli stressor su un individuo vulnerabile porta all’esacerbazione dei sintomi psichici, a un aumento di deficit cognitivi, incremento di difficoltà sociali e interpersonali e, quindi, progressivo peggioramento della qualità della vita.

All’interno del modello stress-vulnerabilità che spiega l’eziopatogenesi della malattia mentale, sono anche importanti altre due nozioni: la vulnerabilità cognitiva e i fattori psicologici.

Concetto di VULNERABILITA’ COGNITIVA

Per quanto riguarda la schizofrenia in particolare, l’altro fattore che incide nella dinamica di stress-vulnerabilità è la vulnerabilità cognitiva. Chi soffre a causa di schizofrenia, spesso, sviluppa importanti deficit sul piano della cognitività, andando a compromettere funzioni esecutive, memoria, working memory, attenzione, linguaggio, speed of processing, ostacolando l’acquisizione delle abilità sociali e riducendo le capacità di far fronte alle situazioni in condizioni stressanti.

Per intervenire su queste componenti, fondamentali per favorire l’empowerment dell’individuo e la propria autodeterminazione in un graduale percorso di recovery, la sola farmacoterapia non è sufficiente, perché non in grado di aumentare l’autoefficacia percepita ed oggettiva e non in grado di sviluppare nel paziente le competenze sociali e interpersonali.

Concetto di FATTORE PSICOLOGICO

Abbiamo visto come, all’interno del modello stress-vulnerabilità, la personalità e le capacità cognitive personali hanno un ruolo fondamentale nella gestione degli stressor. Allo stesso tempo, l’interpretazione che una persona fa di un evento biologico o sociale ha un peso centrale nella vita di tale individuo. Questi “fattori psicologici” sono di focale importanza all’interno del binomio stress-vulnerabilità, in quanto la gravità del carico di stress è determinata dal significato che ognuno di noi riconosce agli eventi che vive.

Concludendo, il modello stress-vulnerabilità dei disturbi mentali costituisce un compromesso tra le teorie psicosociali e quelle biologiche. Quindi, essendo più fattori ad agire sull’individuo, saranno anche molteplici le concause riferite all’insorgenza dei disturbi. In alcune persone, l’effetto combinato di vulnerabilità genetica e fattori stressanti supera la soglia individuale di adattamento bio-psico-sociale, favorendo l’insorgenza dei sintomi psichiatrici. Tuttavia, fattori di vulnerabilità non sono sufficienti per l’instaurarsi della malattia, viceversa, la presenza dei soli elementi stressogeni non implica necessariamente lo sviluppo della malattia. Come esplicitato prima, la riabilitazione psichiatrica, insieme alla psicofarmacologia, rappresenta il metodo di trattamento elitario per alcune situazioni di disagio.

Bibliografia:
  • Manuale di clinica e riabilitazione psichiatrica. Dalle conoscenze teoriche alla pratica dei servizi di salute mentale. Volume 2.