Tecniche di comunità: lavoriamo con il Problem Solving!
Il lavoro degli operatori all’interno di una struttura residenziale psichiatrica prevede il supporto dell’utente nell’acquisizione o nel recupero delle abilità personali e sociali di base, che gli consentano di sostenere l’effetto stress-vulnerabilità relativo alla patologia e di proseguire il proprio progetto anche all’interno degli ambienti di vita personali, riducendo il più possibile il rischio di cronicità.
I deficit neurocognitivi, spesso correlati alla patologia per esempio nei pazienti schizofrenici, sono in stretta relazione con il funzionamento sociale, influenzando la capacità dell’utente di risolvere problemi sia interpersonali, sia pratici, con effetti sul problem solving sociale, sulle competenze trasversali e sull’acquisizione e apprendimento di nuove abilità.
All’interno del progetto riabilitativo personalizzato in una struttura residenziale psichiatrica è importante lavorare su molte aree di vita quotidiana in cui spesso gli utenti hanno subito un deterioramento con l’esordio e lo sviluppo della patologia, o per cui non hanno mai posseduto specifiche abilità. Tra queste la gestione del denaro, della casa, delle relazioni interpersonali, la cura del sé, la pulizia dei propri spazi, etc.
Una delle tecniche evidence based che costituisce un efficace processo di apprendimento e allo stesso tempo una strategia di coping è il Problem Solving Training (PST).
Questa metodologia d’intervento nasce negli anni ’70 e viene definito dagli ideatori D’Zurilla, T. J., Goldfried, M. R., (1971) come un processo cognitivo autodiretto, attraverso il quale si possono identificare soluzioni efficaci ed adattive da applicare ai problemi di vita quotidiana.
Il Problem Solving è considerato uno degli interventi di “Cognitive Remediation” volti al recupero o al potenziamento delle capacità cognitive, percettive e comportamentali, fondamentali per un adeguato funzionamento sociale.
Alcuni studi hanno dimostrato che, negli utenti coinvolti in questa tipologia d’intervento, è possibile notare miglioramenti significativi anche per quanto riguarda la sintomatologia positiva e negativa, oltre che nelle prestazioni dei test neurocognitivi e di risoluzione dei problemi.
Nel dettaglio, il PST prevede alcune fasi di crescente complessità che vanno dall’individuazione e definizione di problemi pratici alla risoluzione di problematiche inter e intra personali, fino alla risoluzione di situazioni di crisi. Questa metodologia è utile per mettere ordine nelle gerarchie di pensiero rendendole più coerenti e aiutando l’utente a padroneggiare le situazioni problematiche; include processi percettivi di ricezione e organizzazione delle informazioni, processi attentivi che implicano azioni di scelta tra diverse opzioni, promuovendo specifiche modalità di pensiero (pensiero causale, pensiero conseguente, pensiero alternativo, pensiero per mezzi e fini, oltre che alla capacità di riconoscere una problematica e assumere una determinata prospettiva).
Il Problem Solving Training può essere suddiviso in sei passaggi, quali:
- La definizione dei problemi in termini specifici: spesso dinanzi ad un problema gli utenti fanno difficoltà a riconoscerlo in quanto non è sempre semplice metterlo a fuoco e definirlo in modo chiaro. Tradurre la definizione di un problema in una situazione reale e concreta aiuta a capire meglio su cosa lavorare e da dove partire per trovare una soluzione.
- Pensare in modo creativo per trovare soluzioni alternative. Il secondo passo è l’individuazione di differenti soluzioni elencate in modo spontaneo e “a ruota libera”, senza soffermarsi a capire se si tratti di un’azione giusta o sbagliata.
- Esaminare le soluzioni individuate anticipandone le conseguenze positive o negative. A questo punto, è importante analizzare le soluzioni individuate, andando a definirne i pro e i contro di ognuna, quindi i vantaggi e gli svantaggi di una possibile scelta.
- Scegliere la soluzione migliore. Davanti ad un’analisi chiara di ogni possibile soluzione, appare ora più facile individuare quella che meglio si adegua alla situazione problematica che abbiamo davanti, oltre che alle proprie possibilità e risorse (emotive, economiche, pratiche, affettive, psicologiche, etc.).
- Scomporre la soluzione scelta in una serie di passi realizzabili. A questo punto è importante creare un piano d’azione, individuare le azioni da mettere in atto in modo chiaro e preciso e con un ordine cronologico.
- Valutare l’efficacia della scelta: dopo aver sperimentato la soluzione, è importante capire se si tratta della soluzione migliore e, se così non fosse, è opportuno rivalutarla ed eventualmente sceglierne un’altra.
Come è possibile notare, il PST può essere utilizzato per la risoluzione di problematiche di varia complessità, dalle situazioni pratiche e concrete, come riordinare la propria stanza, pagare una bolletta, provvedere alla riparazione di un guasto a casa, alle dinamiche sociali e interpersonali, come gestire una richiesta che per il soggetto può risultare indiscreta o poco carina (es. un prestito o uno scambio di oggetti), intraprendere una conversazione, etc.
Il PST può essere sviluppato sia in un setting gruppale, sia individualmente e prevede l’utilizzo di altre tecniche riabilitative quali ad esempio il brainstorming, il role-playng, il rinforzo positivo e il modeling, fornendo agli utenti la possibilità di apprendere il processo di risoluzione dei problemi e non direttamente la soluzione.
Attraverso questa metodologia è possibile lavorare quindi all’interno di una struttura residenziale, per supportare gli utenti nell’individuazione delle azioni da mettere in atto dinanzi ad un problema partendo dall’esperienza diretta: ciò contribuisce ad aumentare l’empowerment di ogni singolo utente, oltre che ad accrescere l’autostima, l’autoefficacia e favorire l’autonomia e l’indipendenza in qualsiasi situazione di vita quotidiana.
Riferimenti bibliografici
- Barbieri L.; Boggian I.; Falloon I.; Lamonaca D.; Centro Diurno 5 (CD5) collaborators (2006) Problem-solving skills for cognitive rehabilitation among persons with chronic psychotic disorders in Italy. Psychiatr Serv.
- Barbieri L.; Boggian I.; Lamonaca D. (2008)Problem Solving nella riabilitazione psichiatrica. Guida pratica. Erickson Editore.
- D’Zurilla, T. J., & Goldfried, M. R. (1971). Problem solving and behavior modification. Journal of Abnormal Psychology.